dimensione, assume il significato precipuo di diritto alla cancellazione dei dati e dei riferimenti che si ritiene che ledano la propria persona e la richiesta può riguardare un insieme ampio di destinatari, sia il soggetto che li ha inseriti originariamente, sia gli archivi che li contengono, sia i motori di ricerca che ne amplificano la risonanza, sia chiunque altro ne riproduca il contenuto, riportando direttamente la notizia o inserendovi un link, attraverso le pagine di un sito o di un social network. 5.4. Come ancora recentemente spiegato da questa Corte (cfr. Cass. n. 6919 del 2018), dunque, l'esistenza del diritto all'oblio è stata affermata, sia nella giurisprudenza Europea che in quella nazionale, con riferimento a fattispecie nelle quali si è sempre posta l'esigenza di un contemperamento tra due diversi diritti fondamentali: il diritto di cronaca, posto al servizio dell'interesse pubblico all'informazione, ed il diritto della persona a che certe vicende della propria vita, che non presentino più i caratteri dell'attualità, ovverosia che non siano più suscettibili di soddisfare un interesse apprezzabile della collettività a conoscerle, non trovino più diffusione da parte dei media. Correlato a tale diritto, ed in un certo senso ad esso strumentale, poiché finalizzato ad assicurarne il soddisfacimento, è, inoltre, il diritto ad ottenere la rimozione, da elenchi, o archivi, o registri, del proprio nominativo, in relazione a fatti e vicende che non presentino più il suddetto carattere dell'attualità. 5.4.1. Merita, peraltro, di essere rimarcato che, generalmente, si tratta di vicende sorte in periodi caratterizzati da una circolazione dei dati in qualche modo più lenta, dove il diritto alla riservatezza era inteso come tutela dell'esigenza di intimità della propria vita familiare contro ingerenze altrui, e, più in generale, contro la "curiosità pubblica", e dove le minacce provenivano prevalentemente dalla ripubblicazione a mezzo stampa di vecchie vicende personali. Nelle sue diverse definizioni, quali diritto a non rievocare vicende dolorose o altrimenti lesive, ovvero ad essere dimenticati, il diritto all'oblio era, quindi, ricondotto sotto l'alveo del diritto alla riservatezza. Con l'avvento delle nuove tecnologie e della rete, però, l'intero scenario relativo all'esigenza di tutela della riservatezza della persona è - come si è già anticipato - profondamente mutato. E' emersa, innanzitutto, l'esigenza per l'individuo di gestione, di controllo e di dominio dei propri dati legittimamente usciti dalla sfera di intimità, e con essa sono affiorati i limiti di tale ultimo diritto "in negativo", inteso come diritto a preservare la propria sfera intima da intrusioni esterne mediante la divulgazione di fatti o notizie. E' stato riconosciuto, pertanto, un nuovo diritto della personalità, il quale viene generalmente affiancato a quello della riservatezza: quello alla protezione dei dati personali. Dal diritto ad essere lasciati soli si è passati alla libertà di poter disporre dei propri dati: un passaggio da una concezione statica ad un concezione dinamica della tutela della privacy. In questo nuovo scenario dominato da un'inarrestabile circolazione dei dati è mutata, altresì, in parallelo, l'intera struttura del diritto all'oblio. In primis, va osservato come esso fosse un diritto prevalentemente elitario, poiché solitamente gli articoli di cronaca concernevano persone note (per vicende giudiziarie, politiche, etc.); oggi, invece, la necessità di essere tutelati è condivisa dalla generalità dei consociati: siamo tutti diventati potenziali protagonisti, esposti al pubblico dominio, con una identità personale da proteggere. Con riferimento, poi, in particolare, ai giornali ed al diritto di cronaca, la rete e la sua memoria infinita hanno rappresentato, da un lato, un'importantissima agevolazione, considerato che, prima, tutte le ricerche venivano effettuate attraverso la consultazione, a volte faticosa, di archivi cartacei; dall'altro, però, ha aumentato l'esigenza di gestione e controllo di queste notizie, sempre più numerose e spesso

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